29/03/2015   Intervista a Mariavittoria Becchetti (ITA)






Uno dei nomi nuovi e promettenti della marcia femminile in Italia, è quello di Mariavittoria Becchetti, della quale fummo molto critici in occasione della sua prima importante trasferta internazionale in Coppa Europa di Dudince 2013. Da allora la giovane marciatrice ne ha fatta di strada, e Marcia dal Mondo ha voluto sentirla in questa breve intervista.

 

Il caso ha voluto che oggi mentre abbiamo pubblicato questa intervista, Mariavittoria Becchetti ha vinto il titolo Italiano della 20 km donne U23, arrivando seconda assoluta, e stabilendo il suo personal best con il tempo di 1:34:29.

 


 

 

 

1) Quando hai cominciato a marciare, come ti sei avvicinata, hai trovato delle difficoltà nel gesto o è stato naturale ?

 

Ho iniziato a marciare nel novembre del 2007, dopo un anno in cui frequentavo il campo di atletica della Farnesina. Come tutti i ragazzi giovani, i nostri istruttori ci facevano provare tutte le discipline e inizialmente quando ci proponevano la marcia, non eravamo molto entusiasti. Un giorno, però, ho deciso di impegnarmi e non ho trovato molta difficoltà ad applicare le regole del gesto.Da quel momento in poi ho deciso di dedicarmi solo ed esclusivamente alla marcia.

 

 

2) Chi è stato il tuo primo allenatore, quanto ti allenavi alla settimana ? Con il tuo allenatore attuale hai mai avuto delle diversità di opinioni sulla tipologia dell'allenamento e sull'impostazione tecnica ?

 

Una delle mie istruttrici al campo è stata Stefania Ferdinandi, che, venendo dalla marcia, mi ha avvicinata alla disciplina. 

Dopo qualche anno, però,per  vari problemi, sono passata sotto la guida di mio padre Franco, che frequenta l’ambiente dell’atletica da 40 anni.

Il rapporto con lui è sereno perché riusciamo a distinguere i ruoli di padre-figlia e allenatore-atleta. 

Attualmente mi alleno 6 giorni a settimana, mentre agli inizi solo 3 o 4.

 

 

3) Come hai vissuto nel tempo i momenti tristi e bui delle squalifiche ? Hai sofferto particolarmente o per te la squalifica fa parte delle regole del gioco e non deve essere drammatizzata ?

 

Una squalifica non fa mai piacere, ma bisogna mettere in conto questa possibilità ad ogni gara.

 

 

4) La tua gara fino ad oggi più bella, non per il risultato ottenuto, ma per il modo in cui tu ritieni di averla interpretata, quella cioè che rifaresti immediatamente nella stessa maniera?

 

Sicuramente la gara di Lugano, svoltasi il 15 marzo scorso. Al di là del risultato, ho interpretato la gara esattamente nel modo in cui la avevo preparata.

 

 

5) La sconfitta che ti ha lasciato maggiormente l'amaro in bocca ?

 

Solitamente non resto con l’amaro in bocca per molto, dopo una gara andata male.

Tuttavia,la gara in cui avrei potuto dare molto di più è stata quella dei campionati italiani di Rieti nel 2013, prima degli europei juniores.

 

 

6) La tua gara internazionale più bella e quella più sofferta ?

 

Oltre a quella di Lugano, l’altra gara internazionale più bella è stata Podebrady 2013,la mia prima esperienza in maglia azzurra.

In questa occasione l’emozione più grande è stata salire per la prima volta su un podio internazionale, oltre a sentirmi parte di un gruppo affiatato.

Ciò che non ho riscontrato nella successiva gara di Coppa Europa a Dudince, che è stata la mia gara internazionale più sofferta.

 

 

7) Cosa pensi circa la "Pit Lane Rule" recentemente emanata con lo scopo di permettere ai giovani atleti di concludere la gara dando loro una seconda opportunità ?

 

Ritengo che la squalifica sia sempre un evento “traumatico” per un ragazzo giovane, che magari si avvicina per le primissime volte alla disciplina.

Per cui ben venga questo nuovo sistema.

 

 

8) Come vedi il movimento della marcia in Italia, ed in particolare quello femminile ?

 

Bisognerebbe tutelare nella marcia, come nelle altre discipline, le fasce di età più a rischio di abbandono: sono loro la futura immagine dell’atletica italiana.

Nella marcia, a parte gli atleti di alto livello, le categorie junior e U23 hanno un vivaio molto ristretto.

Le società e la federazione dovrebbero supportare in modo più concreto gli atleti più promettenti e che dedicano maggiore impegno alla disciplina.

 

 

 

 

 

Mariavittoria Becchetti in azione agli Indoor assoluti di Padova 2015

 

 

 

Mariavittoria Becchetti durante la gara dei Campionati Italiani assoluti a Rovereto 2014