25/06/2015   Dalla squalifica negli U16 al Pit Lane negli U18 - Considerazioni di un allenatore che ha vissuto entrambe






Dalla squalifica negli U16 al Pit Lane negli U18 - Considerazioni di un allenatore che ha vissuto entrambe

 

Quando mi è stato proposto di raccontare la mia personale esperienza di allenatore alle prese con la nuova regola della Pit lane nelle categorie giovanili, non ho esitato un secondo nell'accettare. 

La Pit Lane Rule nasce, almeno per quanto è a mia conoscenza, con lo scopo precipuo di voler ridurre le squalifiche a livello giovanile, al fine di evitare abbandoni traumatici della specialità, ma soprattutto con lo scopo di far comprendere al giovane atleta ed al suo allenatore, che una marcia regolare alla lunga paga maggiormente rispetto alla ricerca spasmodica di una prestazione o di un piazzamento a tutti i costi. 

La Pit Lane Rule, introdotta inizialmente nelle categorie ragazzi e cadetti, ha trovato quest’anno inserimento anche nella categoria allievi, inserimento fortemente voluto dalla IAAF e prontamente condiviso dalla FIDAL. 

Nel regime antecedente alla Pit Lane Rule, l'atleta, a seguito della terza proposta di squalifica, veniva prontamente squalificato terminando così la sua gara. Con l’introduzione della Pit Lane Rule, alla terza proposta, l’atleta viene fermato in una zona franca, chiamata ”pit lane area” , nella quale rimane per 60” o 120” a seconda della distanza gara (60” fino a 5000 metri, e 120” per distanze superiori). Trascorsi i suddetti secondi (60” o 120”), l’atleta riprende la sua gara, e soltanto a seguito di una quarta eventuale proposta,  verrà  squalificato definitivamente. Il concetto è quello di “avere una seconda opportunità” !

Nel mio caso, allenando due giovani atlete di buon livello nazionale, ho il record, poco invidiabile, di aver  vissuto, sulla loro pelle, sia la squalifica post gara per sopraggiunta terza proposta, sia la Pit Lane,  in occasione dei recentissimi campionati italiani allievi di Milano. In tale occasione la mia atleta,  lottando per la seconda posizione, è stata richiamata e  fermata nella Pit Lane area a cento metri dal traguardo. Nel 2013 invece, l’altra gemella aveva tagliato vittoriosa il traguardo del campionato italiano cadetti di Jesolo e soltanto dopo alcuni minuti le veniva comunicata la squalifica.  Nel pianto ininterrotto della giovane marciatrice si percepiva tutta la rabbia e l’incredulità per quella che era stata vissuta come un’ingiustizia. Una squalifica che  lasciò il segno anche nelle gare successive, tormentando la giovane atleta con sentimenti di timore ed insicurezza.

La recente esperienza con l’atleta “confinata” nella Pit Lane area ai campionati italiani allievi, pur nella sua drammaticità ha avuto sviluppi completamente differenti. Sbollita e metabolizzata la primissima rabbia, la giovane atleta, nonostante lo stop forzato di 60” secondi, ha terminato la sua gara al terzo posto, ritrovando in brevissimo tempo la sua serenità. L’esperienza della Pit Lane le ha fatto comprendere, sulla sua pelle, che forzando meno l’andatura nel finale di gara, probabilmente avrebbe concluso la gara senza alcuna penalizzazione. 

In entrambi i casi, i giorni seguenti la gara sono stati impiegati per analizzare gli errori fatti e lavorare al meglio per perfezionare la tecnica di marcia. Il raffronto fra le due esperienze, sia dal punto di vista di allenatore che da quello di genitore, ha fatto nascere senza dubbio un' opinione  favorevole riguardo all’esperienza del Pit Lane.  

In tal modo si è creato uno  strumento alternativo alla squalifica che dà al giovane atleta la possibilità  di crescere, imparare e migliorare, senza dover vivere quella drammatica esperienza. Con questo strumento probabilmente si eviteranno scelte drastiche ed affrettate da parte di giovani atleti prese sull'onda di  delusioni causate da squalifiche, dando così la possibilità agli stessi di gettare basi solide per un futuro da atleti. 

Senza alcun dubbio come allenatore sono favorevole; ora non mi rimane che continuare a lavorare per migliorare non solo il risultato, ma anche la tecnica.

 

Fabrizio Mirabello

 

 

 

Le prime esperieze

 

 

Le gemelle Anthea e Angelica Mirabello a Podebrady 2015