16/07/2015   Tallin attraverso gli occhi di una protagonista






Appena arrivati a Tallin ci ha subito accolto un clima favorevole:una boccata d’aria fresca a darci sollievo dall’afa che aveva accompagnato i nostri allenamenti nei giorni precedenti.Ma soprattutto un clima favorevole dal punto di vista dello spirito di squadra che legava la maggior parte di noi.

Da parte mia c’era una gran voglia di fare bene e una consapevolezza di poter riuscire a distinguermi in una manifestazione così importante,cosa che non avevo mai potuto vantare nei precedenti appuntamenti  internazionali.
Quando però abbiamo avuto modo di visitare il percorso gara,abbiamo considerato,con Diego,che sarebbe stato veramente difficile migliorare il nostro PB.
 
La gara infatti si è svolta intorno all’auditorium  Tallin Song Festival Grounds,su un anello di 1 km,che prevedeva 500 m di discesa e 500 m di salita: combinazione che,per 20 giri,può essere fatale. Abbiamo così optato per una gara controllata,risparmiando energie nella prima parte,per poi recuperare secondi e posizioni nella seconda:un’interpretazione,che,a gare concluse,si è rivelata a nostro vantaggio.
Durante la gara ho avuto ottime sensazioni,e avrei voluto aumentare l’andatura dopo i primi km,ma,considerando il vantaggio che le prime oramai avevano preso,ho deciso di fare una progressione da metà gara,mantenendo l’ottavo posto.Invece,nonostante dal nono km sia rimasta sola,sono riuscita a guadagnare la settima posizione,come da startlist.
 
Questo mi ha fatto prendere ulteriore consapevolezza dell’ottimo lavoro svolto durante l’anno e della buona preparazione fisica e mentale con cui ero arrivata sulla linea di partenza.Cosa che sono riuscita a raggiungere grazie alla mia dedizione e a quella del mio allenatore Franco,ma anche grazie alle numerose occasioni di confronto che ho avuto nei  raduni organizzati grazie al progetto portato avanti da Ruggero Sala,con l’aiuto di Massimo Magnani e della Federazione.
 
Di grande aiuto mi sono stati anche gli  ahimè pochi tecnici,delegati e compagni di squadra venuti a sostenerci,visto che la gara si svolgeva in contemporanea ad altre finali e che non vi era modo di raggiungere il percorso dal campo,se non a piedi (quasi 2 km di distanza) o con le uniche due navette messe a disposizione dall’organizzazione,per trasportare gli atleti dagli hotel in cui alloggiavano,in tempo utile per gareggiare.
Tuttavia la gara non è stata trascurata solo dagli addetti ai lavori per motivi organizzativi,ma anche da un  pubblico che,probabilmente, non era stato informato dello svolgimento della gara,come testimonia il fatto che persino molti atleti non sapevano nemmeno dove gareggiassero i marciatori.
 
Questa è stata la prima cosa che abbiamo notato giunte sul posto io e la mia compagna Nicole.Eppure,la gara vantava di nomi come Drahotova e Olyanovska,già protagoniste di livello assoluto,sia europeo che mondiale,che hanno ottenuto,insieme alla prima classificata,tempi da finale olimpica.Cosa che non si è verificata nella precedente gara maschile,conclusasi con tempi non altrettanto esaltanti.
 
A  fine gara ho avuto modo di confrontarmi con la giudice italiana presente,che è stata contenta di trovare dei miglioramenti tecnici negli atleti italiani e ci ha dato un incentivo per lavorare e  migliorare ancora di più.
Posso quindi affermare che questi tanto attesi campionati europei sono stati un’esperienza positiva,che può essere racchiusa nell’immagine che ho avuto al culmine dell’ultima salita:un bellissimo arcobaleno nel cielo di Tallinn,a ricordarmi che dopo una lunga fatica c’è sempre una grande gioia.
 
Mariavittoria Becchetti