Un tecnico di successo: Massimo Passoni
I recenti Campionati Italiani individuali e per regioni della categoria Cadetti hanno messo in luce la Toscana che è riuscita a piazzare tre atleti nelle prime cinque posizioni, con altri due atleti allenati da Fabrizio Pezzuto.
Marcia dal Mondo ha voluto chiedere a Massimo Passoni, ex atleta degli anni Novanta di raccontarci le ragioni di questo suo successo che lo pone, assieme a Tommaso Gentile, tra i grandi seminatori nel settore giovanile in Italia.
Ecco l’intervista.
1.- Quando hai cominciato ad allenare
Ho iniziato ad allenare una decina di anni fa dal settore esordienti.
2.- Perchè hai scelto di allenare e magari non hai scelto di dedicarti all’attività giudicante ?
Sentivo il bisogno di trasmettere ad altri la mia passione, la mia esperienza come dico sempre io desideravo contagiarli farli ammalare di atletica.
3.- Come sei arrivato al successo di Sulmona nell’attività giovanile ?
Non considero quello di Sulmona un successo ma un buon risultato, una base da cui partire per continuare a crescere.
Davide Finocchietti da esordiente aveva già una particolare predisposizione per la marcia, ma fino a settembre dello scorso anno ha sempre continuato a fare un lavoro multilaterale con gli istruttori del nostro settore giovanile, allenandosi con il gruppo marcia una o due volte la settimana e aumentando il numero di allenamenti quando ci avvicinavamo alle competizioni. Ho cercato di curare in maniera maniacale la tecnica, perchè per me è l'elemento determinante fin da giovani per poi poter ottenere risultati futuri.
Da novembre del 2014 svolge 4 allenamenti settimanali, ha la fortuna di avere Gianluca Picchiottino come punto di riferimento che spesso si allena con lui, lo considera come un fratello maggiore sempre pronto a dargli consigli e qualche scappellotto quando occorre.
Una caratteristica importante di Davide, non facile da trovare nei ragazzi della sua età, è quella di saper ascoltare, e di mettere in pratica quello che gli viene proposto. Posso solo ringraziare chi prima di me ha lavorato con Davide perché ha provato a creargli un bagaglio motorio che chiaramente gli tornerà utile per il suo futuro.
4.- Dicci qualche cosa sugli allenamenti dei tuoi giovani atleti
Nella categorie ragazzi e ragazze gli atleti della Società con cui collaboro, lavorano in maniera polivalente, avvicinandosi alla marcia una volta ogni due settimane con un allenamento specifico anche sotto forma di gioco con staffette inserendo anche gli atleti più evoluti, e almeno una volta alla settimana utilizzando la marcia e i vari esercizi di mobilità e di tecnica come riscaldamento. Nella categoria cadetti e cadette i possibili marciatori sono parte integrante del gruppo, alternando in questa categoria gli allenamenti di marcia con la corsa soprattutto nel periodo invernale lontano dalle competizioni.
5.- Quale futuro vedi per Gianluca Picchiottino ?
Gianluca è un atleta ancora tutto da scoprire, i volumi di lavoro che abbiamo fatto quest'anno non sono altissimi rispetto ai suoi pari età. Rispetto agli scorsi anni abbiamo aumentato l'intensità di lavoro soprattutto negli allenamenti considerati rigeneranti, da settembre sono state introdotte due sedute di bi-giornaliero a settimana che continueremo ad utilizzare per la prossima stagione. Andremo avanti per gradi cercando pian piano di crescere. Gianluca riesce nella maggior parte delle competizioni a distribuire lo sforzo in maniera uniforme e questa è, a mio modesto avviso, una caratteristica fondamentale per un buon marciatore. Mi piacerebbe per il prossimo anno dopo la prima venti di campionato in Italia vederlo gareggiare all'estero sulla stessa distanza.
6.- Cosa pensi della regola del Pit Lane ? L’anno scorso era stata applicata solamente ai cadetti, quest’anno anche agli allievi e il prossimo anno lo sarà anche per gli juniores. Cosa pensi di questo percorso culturale ?
La squalifica non è mai facile da “digerire” anche per un marciatore evoluto, figuriamoci per un atleta in una categoria promozionale che si avvicina alla marcia. Purtroppo la regola del Pit Lane non è di facile utilizzo in tutte le manifestazioni, soprattutto in quelle a carattere regionale e questo secondo me è uno dei più grossi limiti.
Personalmente penso che il giusto utilizzo del Pit Lane potrebbe essere fino alla categoria cadetti e cadette, non sono d’accordo sul suo utilizzo nelle categorie superiori, un allievo quest’anno si è trovato con la regola della Pit Lane quando gareggiava nella sua categoria, senza, quando gareggiava con gli assoluti.
Un atleta che pratica la marcia, a differenza della corsa sa che deve sottostare al giudizio di una giuria, nel momento in cui tre giudici valutano che viene commesso un errore con ragionevole continuità, che l’atleta ne trae un vantaggio, e sussiste una sicurezza di “errore”, mi sembra giusto che ci sia una squalifica diretta. Ho sempre cercato di insegnare ai miei ragazzi che i giudici non sono i nostri avversari, ma solo persone che regolano lo svolgimento della gara sanzionando le persone non corrette, e che se malauguratamente dovessimo andare incontro ad una squalifica ben tre persone hanno valutato che la nostra marcia non rientrava nelle regole e quindi sarà necessario lavorare per miglliorarla.
7.- Come vedi la marcia maschile e quella femminile in Italia, sia a livello giovanile che a livello seniores ?
Ho potuto vedere negli ultimi anni le gare giovanili del criterium cadetti, devo dire che quest'anno ho visto una marcia migliore sia da un punto di vista stilistico che da un punto di vista di impostazione tecnica, gli scorsi anni abbiamo spesso visto ragazzi che esasperavano il gesto alla ricerca della prestazione incorrendo in grossolani errori giustamente sanzionati il più delle volte.
A livello seniores maschile probabilmente è mancato negli ultimi anni un ricambio generazionale e i ragazzi che piano piano stanno crescendo non hanno ancora raggiunto la piena maturità; inoltre da quando sono diminuiti gli ingressi nei gruppi sportivi militari alcuni dei migliori atleti juniores e promesse dopo la fine della scuola secondaria hanno abbandonato l’attività. Negli anni 90 e nei primi anni 2000, nei gruppi sportivi militari oltre agli atleti di elite erano presenti atleti giovani che pian piano potevano emergere anche a livello internazionale. Oggi sempre meno atleti hanno la possibilità di garantirsi un posto di lavoro con l’atletica e spesso sono costretti a lasciare. Non è facile far conciliare lo studio e tantomeno il lavoro con la marcia ad alti livelli A mio modesto avviso se non riusciamo ad ampliare la base di una ipotetica piramide, il vertice non potrà mai essere alto.
A livello femminile invece abbiamo avuto un maggior ricambio generazionale e siamo stati più competitivi a livello internazionale.
8.- Il tuo pensiero sul giudizio della marcia in Italia e all’estero ?
Nel 2015 ho avuto l’opportunità di vedere alcune gare internazionali e anche all’interno delle stesse ho potuto notare una diversità di giudizio soprattutto dalle categorie giovanili (allievi e juniores) alle categorie assolute.
Fra i seniors maschi e femmine ho visto un grado di tolleranza maggiore nei confronti della sospensione che viceversa era stata sanzionata maggiormente nelle altre due categorie. Chiaramente questo è un mio opinabile giudizio. Mentre qualche anno fa vedevamo dei gesti al limite su andature intorno ai 4 al km (tempi da 1:20:00- 1:21:00) oggi si vedono dei gesti non bellissimi anche ad andature meno veloci 4:10-4:15 (1:23:00-1:25:00).
In Italia non ho visto questa gran differenza di valutazione fra le categorie promozionali e le categorie assolute a livello di campionati nazionali. Ho invece potuto notare una non uniformità di giudizio fra gare regionali e gare nazionali.
Nella mia regione, la Toscana, negli ultimi anni abbiamo cercato sempre un maggior scambio di opinioni fra tecnici e giudici fino a creare delle giurie ombra di noi tecnici e confrontare se le nostre valutazioni corrispondevano a quelle della giuria.
Massimo Passoni segue in allenamento Gianluca Picchiottino