Domenica 20 Marzo si è svolta a Cassino la prima prova del Campionato di Società nazionale di Marcia ed in contemporanea una prova del Trofeo Lazio di Marcia riservato alle categorie giovanili.
Per me che mancavo dalle gare di marcia da molto tempo è stata l'occasione sia per rivedere vecchi amici sia per rivedere un po' della mia vecchia e amata marcia. Quella di Cassino è stata veramente una bella manifestazione con tanti atleti, soprattutto con molti partecipanti alle gare delle categorie giovanili e con una bella cornice di pubblico.
Proprio l’assistere alle gare giovanili è stato per me uno spunto di riflessione, come lo è stato osservare le competizioni giovanili anche in altri sport; ovvero cercare di capire quale obiettivo ci si prefigge, soprattutto da parte degli allenatori, nell'allenamento dei giovani atleti, cosa che nella marcia, specialità molto tecnica, riveste secondo me un ruolo ancora più importante.
Da quello che ho potuto vedere, e senza peccare di presunzione sia chiaro, ho avuto il timore che in alcuni casi (non in tutti sia chiaro e forse nemmeno volutamente) la ricerca del riscontro cronometrico "precoce e gratificante” venga preferita alla ricerca di una corretta ed efficace impostazione tecnica e stilistica. Purtroppo Cassino, sotto questo punto di vista, non è stato un fulgido esempio !
Senza assolutamente entrare nel merito dei singoli casi, credo però che soprattutto in età giovanile, prima ancora di costruire il "motore" del futuro campione sia necessario insistere di più sullo sviluppo di tutte quelle capacità e di quelle abilità atte ad acquisire una tecnica di marcia il più possibile conforme al regolamento ed anche efficace tanto da ridurre il più possibile il costo energetico del gesto tecnico stesso.
Un marciatore evoluto infatti è ben consapevole di quanto avere una marcia "a rischio" possa non dargli la tranquillità mentale di affrontare una gara con la giusta serenità e senza paura di incorrere in squalifiche e di quanto allo stesso modo un gesto poco redditizio possa causare l'insorgere precoce della fatica impedendo il raggiungimento di ottimi risultati e vanificando gli sforzi fatti in allenamento.
Sotto questo aspetto credo possa essere importante non solo il ruolo dei tecnici ma anche e soprattutto quello dei giudici, che forse non dovrebbero temere di essere più severi e punire comunque con qualche “red card“ in più gesti tecnici magari non sempre ortodossi, anche se di piccoli marciatori in erba.
Un sano schiaffone potrebbe non essere così esagerato, ma piuttosto un insegnamento magari duro quanto opportuno però, così da non illudere l'atleta in primis che la sua tecnica sia corretta. Lo stesso atleta infatti potrebbe negli anni futuri non capire che le eventuali squalifiche potrebbero non dipendere da una involuzione tecnica, ma semplicemente dall'essere divenuto grande e quindi il trovarsi davanti a giudici meno inteneriti nei confronti di un non più “ragazzino”.
Sempre relativamente al tema giudizio, la regola del “Pit Lane“ credo possa essere uno strumento interessante proprio per far porre l'attenzione dell'atleta su quanto la cura della tecnica ed il rispetto del regolamento possano essere più convenienti rispetto all'ostinarsi ad inseguire cronometro e avversari incuranti degli avvertimenti ricevuti.
I restare dai 60” ai 120” (a seconda della gara) fermi a bordo pista e vedendo sfilare davanti a sè tutti gli avversari lasciati fino a quel momento alle spalle con anche 400m o più di vantaggio, non può non far riflettere su quanto nella medesima situazione potrebbe invece essere più opportuna una diversa e migliore gestione dei warnings ricevuti, rallentando il ritmo, migliorando se possibile la tecnica e perdendo in questo modo meno tempo e posizioni rispetto a quanto accade ricevendo la penalità.
Impressione personale la mia, sia chiaro, ma vedo nel “Pit Lane” una punizione più educativa forse della “red card“, proprio perché più di quest'ultimo può far capire l'incidenza del giudizio dei giudici sul risultato della propria gara.
Enrico Lang - Osteopata - ex marciatore

Un giudice solo con le sue scelte