21/04/2016   Roma 1960: la 50 km






Solo questa gara di Roma può contare la presenza, alla partenza, di ben 5 campioni olimpici di cinque edizioni consecutive dei giochi dal 1948 al 1964. 

 

 

Km. 50 marcia – 7 settembre 1960 

 

1. Don THOMPSON (GBR) 4:25:30.0 OR 

2. John LJUNGGREN (SWE) 4:25:47.0 

3. Abdon PAMICH (ITA) 4:27:55.4 

4. Alexsandr SHCHERBINA (URS) 4:31:44.0 (UKR) 

5. Tom MISSON (GBR) 4:33:03.0 

6. Alex OAKLEY (CAN) 4:33:08.6 

7. Giuseppe DORDONI (ITA) 4:33:28.8 

8. Zora SINGH (IND) 4:37:45.0 

 

Parziali 

 

Thompson: 10 Km. 51:39 

20 Km. 1:43:36 

30 Km. 2:37:31 

40 Km. 3:31:40 

 

Ljunggren: 10 Km. 52:30 

20 Km. 1:44:45 

30 Km. 2:38:05 

40 Km. 3:31:46 

 

Pamich: 10 Km. 53:07 

20 Km. 1:46:19 

30 Km. 2:40:51 

40 Km. 3:33:40 

 

Shcherbina:10 Km. - 

20 Km. 1:44:36 

30 Km. 2:38:29 

40 Km. 3:33:46 

 

Misson: 10 Km. - 

20 Km. - 

30 Km. 2:43:29 

40 Km. 3:37:25 

 

Oakley: 10 Km. 52.35 

20 Km. 1:46:19 

30 Km. 2:41:21 

40 Km. 3:37:23 

 

Dordoni:10 Km. 53:41 

20 Km. - 

30 Km. - 

40 Km. - 

 

Singh: 10 Km. 51:24 

20 Km. 1:43:28 

30 Km. 2:41:18 

40 Km. 3:37:31 

 

Gli iscritti furono 39, provenienti da 20 paesi. 

 

Il percorso era un tracciato di andata e ritorno. 

 

Dallo stadio Olimpico si percorrevano il lungotevere Maresciallo Cadorna, della Vittoria, Oberdan, delle Armi, Michelangelo Mellini, Castello, Gianicolense, Farnesina, Sanzio, Anguillara e Ripa) e poi, dopo aver attraversato il Tevere a Ponte Marconi, si proseguiva sulla Via del Mare fino ad Acilia da dove si svoltava per il ritorno attraverso la stessa via. 

 

Don Thompson si era ritirato a Melbourne nel 1956 quando era in quinta posizione al 45° Km. 

Si racconta che si allenò per i Giochi di Roma esercitandosi nel suo bagno con condizionatori elettrici ad una temperatura di 40° Celsius per simulare le condizioni di Roma. 

 

Alla partenza i leaders furono Zora Singh, i due australiani Noel Freeman e Ron Crawford e Georgiy Klimov (URS). Precedevano di una quindicina di secondi Thompson e Norman Read, mentre Pamich era appena in nona posizione. 

 

A metà gara la situazione era cambiata radicalmente. Freeman e Klimov erano già stati squalificati, Zora Singh e Ron Crawford avevano ceduto posizioni, con il risultato che venne a trovarsi in testa alla gara Don Thompson, seguito a 1:37 da Ljunngren che a sua volta era incalzato dal sovietico Aleksandr Shcherbina, mentre Pamich si trovava in settima posizione a 3:14 dall’inglese. 

 

Tra il 25° ed il 35° Km. l’anziano marciatore svedese (Ljunngren avrebbe festeggiato il suo 41° compleanno due giorni dopo) produsse il suo massimo sforzo e riuscì a raggiungere e superare Thompson di 4”; lo seguivano Aleksandr Shcherbina a 1:04 e Abdon Pamich, che intanto era risalito in quarta posizione, a 3:27. 

 

Gli altri marciatori, con Oakely in testa al gruppo, erano ad oltre 5 minuti. 

Dordoni era 10° con un distacco di 8 minuti. 

 

Al 40° Km. Thompson ritornò in testa alla gara, seppure solamente di 6”; Pamich nel frattempo aveva superato Shcherbina anch’egli di 6”. 

Altri 5 Km. di testa a testa tra i primi due che marciavano a pochissimi metri di distanza in una gara che appariva drammatica e piena di pathos: al 45° Km. 1” divideva il britannico dallo svedese, e pure Abdon Pamich si era rifatto sotto avendo ridotto il suo distacco ad 1:18, ma la sua rimonta purtroppo sarebbe risultata tardiva. 

 

Dopo il 45° Km. Thompson allungò ancora e riuscì a distanziare all’arrivo l’anziano rivale di 17”, mentre Pamich, che negli ultimi chilometri aveva ceduto un po’, conquistò il bronzo con 2:25.4 di distacco dal vincitore. 

Il sovietico Shcherbina fu quarto ad oltre 6 minuti dal vincitore. 

 

Giuseppe Dordoni, con una seconda parte di gara coraggiosa e bellissima, riusciva a chiudere in settima posizione. 

Il terzo degli italiani fu Antonio De Gaetano che terminò in 10° posizione ad oltre 15 minuti dal vincitore. 

 

Dei 39 atleti partiti, cinque si ritirarono, mentre sei vennero squalificati. 

 

Il pubblico romano fu il vero protagonista; tentò in tutti i modi di incitare Pamich, sembrava quasi volesse spingerlo verso quel successo olimpico che solamente quattro anni dopo avrebbe finalmente raggiunto.

 

 


 

 

(dal sito web della Fidal a cura di Giorgio Cimbrico)

 

 

Per quel che capitò nella 50 km olimpica del 1960, la parola a Pamich, fiumano, genovese, ormai da decenni romano: 

 

“Non era come adesso che anche per la 50 km si va avanti e indietro su un rettilineo di un chilometro, roba da far girare la testa. A Roma si partiva dallo Stadio Olimpico, si scendeva per il Lungotevere, si prendeva per la Via del Mare e dalle parti di Acilia c’era la boa di ritorno e a quel punto io ero lontano dai primi, cinque minuti, tanti, perché avevo dei problemi: se non gareggiavo, non riuscivo a entrare nella condizione giusta e Giorgio Oberweger, il direttore tecnico, non era d’accordo e quando gli avevo chiesto di fare una 30 prima dei Giochi, mi aveva risposto picche, e visto come andò, da allora decisi di far da solo e qualcosa di buono mi sembra di aver combinato. 

 

Torno a quel 5 settembre, un giorno molto caldo, 35° se ricordo bene, e la partenza alle 15, nel momento del sole più spietato. Venivo da Schio, dove c’era già un annuncio di autunno. Avevo bisogno di pace e di fresco e a Roma non trovavo né l’una né l’altro. Solo una notte ho passato al Villaggio: ero finito in una stanza sottotetto e non riuscivo a chiudere occhio. Devo fare qualcosa, mi sono detto, e ho trovato un posto a Rocca di Papa e lì almeno sono riuscito a dormire. 

 

Voglio parlare della gara e mi capita di divagare: è normale perché quei Giochi, quell’atmosfera, sono ancora vivi. Roma organizzò una grande Olimpiade, offriva passione, scenari indimenticabili. Ricordo la lotta alla basilica di Massenzio, la maratona sull’Appia Antica e l’arrivo sotto l’Arco di Costantino e ricordo anche la folla: ce n’era un mare anche per la 50 km. 

 

A Roma amano la marcia. Quella folla finì per fregarmi perché, superate le difficoltà della prima parte, iniziai a fare gara di rimonta sui due che erano andati via dalle prime battute: Don Thompson, inglese, e John Ljunggren, svedese, un vecchione di 41 anni che aveva vinto la medaglia d’oro a Londra ’48. Dietro a loro si era messo un russo, Aleksandr Stcherbina, che ripresi nella salitina che c’è dalle parti di viale Marconi. Lì il rettilineo è lungo e lo spazio visivo è ampio: mi dissero che da quei due ero a meno di un minuto, ma mi ritrovai invischiato in un corridoio di corpi, giusto lo spazio per passare. Così li persi di vista, non ebbi più punti di riferimento e arrivò la medaglia di bronzo che era già un bel passo avanti rispetto a Melbourne quando ero finito, ancora dietro Ljunggren, ai piedi del podio. 

 

Quattro anni dopo, a Tokyo, il mio lungo inseguimento sarebbe finito”.

 

 

 

 

Videoclip della gara: clicca qui

 

 

 

 

 

Don Thompson a Roma 1960 

 

 

 

Abdon Pamich