24/04/2016   Mario de Benedictis: Pit Lane tra sogno ad occhi aperti e realtà






Abbiamo ricevuto da Mario de Benedictis questo “Racconto intorno alla marcia atletica” sull’argomento della “Pit Lane Rule”.

 

Inutile dire che lo stile ci è piaciuto molto, tra la realtà e la fantasia, nella discussione tra il Tecnico e il Giudice in una sorte di dialogo ideale che, per il bene della specialità, sembra dire “Parliamone”.

 

Non solo lo abbiamo pubblicato, ma ci siamo permessi di chiedere al professore di Pescara di continuare con altri “Racconti” qualsiasi volta ne abbia voglia.

 

Li pubblicheremo nella speranza che i nostri lettori, in particolare quelli di casa nostra che conoscono Mario de Benedictis, traggano degli spunti di riflessione.

 

Grazie per la collaborazione.

 

 


 

 

Racconti intorno alla Marcia Atletica

 

Della Pit Lane Rule "et alia"

 

Siamo in Italia, ai giorni nostri, in una ridente cittadina della media penisola, a qualche chilometro dal mare. Oggi il centro cittadino è chiuso al traffico; va in scena la Marcia Atletica coi suoi protagonisti: gli atleti, esperti e meno esperti e, perché no, i tecnici e i giudici di marcia.

Tecnici e giudici di marcia protagonisti a latere, ahimè, quando la gara entra nel vivo e gli animi si accendono, mutando l’enfasi buona di un agonismo sanguigno ma sostanzialmente corretto, nell’invettiva becera che chiude ogni possibilità di “manovra” all’ascolto; alla ragione.

La ragazza, giovane marciatrice di buon livello, rimbalza sugli avampiedi dentro il recinto della “zona di attesa” (pit lane). Ad oltre tre quarti di gara è stata raggiunta dal terzo “rosso”  che solo tre anni fa le avrebbe negato, senza se e senza ma, la possibilità di chiudere la gara. Ora gira su se stessa dentro un fazzoletto di asfalto rovente, come un animale ferito; lo sguardo è sul cronometro, i secondi scorrono con lentezza esiziale; le avversarie sono ormai irraggiungibili. È il minuto più lungo della sua pur giovanissima esistenza.

Il tecnico della ragazza corre verso il giudice capo facendo gesti eloquenti, carichi di evidente ostilità prossima all’espressione più violenta.

(il Coach): Adesso mi spiega perché ce l’ha con lei! È l’unica a marciare mentre le altre corrono! 

Il giudice capo evita la provocazione del tecnico e si allontana dalla zona di attesa. Altre atlete passano sotto il traguardo (che è a circa cento metri da lì); la gara sta per concludersi, almeno per quelle davanti e la ragazza della pit lane è già schizzata fuori dal recinto.

(il Coach):Perché non mi risponde? Mi vuole rispondere?, fa il tecnico incalzando il giudice capo trotterellandogli di fianco.

(il Giudice): Esca fuori dal percorso e mi faccia lavorare!, replica il giudice, la cui pazienza fa il fumo dalle narici.

(il Coach): Io esco, ma lei prima mi deve delle spiegazioni.

(il Giudice): Non le devo un bel nulla…

Il tecnico viene letteralmente tirato fuori dal percorso a strattoni da un collega, il quale, facile profeta, ha intuito l’epilogo scontato di quel triste battibecco.

Le prime hanno tagliato il traguardo ed anche la ragazza dei “tre rossi” ha chiuso la sua prova, al sesto posto. Il suo tecnico è con lei. Entrambi sono seduti su un marciapiede. Entrambi non sorridono, ma parlano tra loro fitto fitto. Stavolta è il giudice capo ad avvicinarsi al tecnico.

(il Giudice): Posso parlarle un attimo?

I due si allontanano dalla ragazza. E il giudice comincia:

(il Giudice): Mi permetta: credo che la sua atleta debba lavorare con tempi più distesi sulla tecnica. Sospensione e, a tratti, sbloccaggio, sono il risultato di velocità eccessive per lei in questo momento. E aggiungo: poteva essere squalificata quando lei, correndole di fianco, le passava la borraccia sul percorso, più e più volte. E poi, ci pensi bene: che senso ha rifornirsi in gara con un cheer pack di maltodestrine? In una gara di 5 km poi ?

Il tecnico fatica a capire le parole del giudice. La “ferita” è ancora fresca e l’orgoglio è una gran brutta bestia, varcati gli “anta”. Forse però la prossima gara non darà rifornimenti, vietati e inutili.

Poche borse più in là un altro allenatore discute con un collega:

(un altro Coach): Qui c’era la pit lane rule. L’avessimo avuta settimana scorsa alle provinciali, in pista. Oggi Marcolino non avrebbe abbandonato la marcia. Sai, l’hanno buttato fuori alla sua prima gara. A dodici anni. Davanti ai suoi genitori e a me che avevo fatto 100 km per venirlo a vedere…

 

Mario de Benedictis

 

 

 

 

L'autore del racconto

 

 

 

La realtà del racconto

 

 

 


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