Da sempre in Italia ci si divide tra innocentisti e colpevolisti.
Chi scrive, ricorda che era ancora bambino e chiedeva al padre cosa fosse tutto quel clamore attorno al Mistero di Via Monaci nel quartiere Nomentano di Roma dove il 10 settembre 1958 fu trovata morta Maria Martirano in Fenaroli.
Il processo che divise l’Italia si concluse in appello nel 1963 con la condanna all’ergastolo per Giovanni Fenaroli (mandante) e Raul Ghiani (autore) e con la condanna a 13 anni per Carlo Inzolia (complice).
Giovanni Fenaroli morì in carcere nel 1975, Raul Ghiani ottenne la grazia nel 1964 mentre Carlo Inzolia ottenne nel 1970 la libertà condizionata.
Fu la prima volta che l’Italia delle passioni si divise tra colpevolisti ed innocentisti.
Molti anni dopo il caso venne studiato nuovamente e da un'indagine giornalistica condotta da Antonio Padellaro ed altri, apparve molto più evidente l'innocenza non nriconosciuta di Raul Ghiani.
Se circa sessant’anni anni fa l’Italia fu capace di passare una notte all’addiaccio nell’attesa di una prima sentenza, oggi l’Italia dello sport è capace di dividersi su un caso di doping e di redenzione dell'inquilino di un piccolo hotel sulla Nomentana non troppo lontano da Via Monaci.
Gli innocentisti mirano al processo di rieducazione e ne fanno un vanto, un fiore all’occhiello.
I colpevolisti lo bollano come “la vergogna d’Italia” nonostante abbia scontato fino all’ultimo giorno una lunga pena ed oggi sia un uomo come tutti gli altri.
In questo particolare contesto si inserisce quel tritacarne del Social Network di moda, dove chiunque in base al principio della “freedom of speech” si può permettere di dire tutto ed il contrario di tutto, offese comprese: in sostanza “i rumors della pancia degli Italiani”.
Marcia dal Mondo non ha voluto mai prendere parte a questo gioco al massacro, che oggi speriamo abbia fine.
Ieri sul Corriere della Sera è apparsa un’intervista a Sandro Damilano che a noi è apparsa come un punto di svolta.
Ne riportiamo una sola frase: “… stretta di mano, abbraccio, un ciao … Non so cosa succederà. So che non avrò nessun problema a salutarlo”. Grazie Sandro Damilano per aver indicato quella che dovrebbe essere la giusta via.
E anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò è intervenuto sul tema, oggi sulla Gazzetta dello Sport: «Le regole di Wada e Iaaf sono chiare. Tutto il resto lascia il tempo che trova — ha sostenuto — : ogni opinione va rispettata, ma in tema di doping esistono regole che non abbiamo scritto noi e che prevedono certe sanzioni e certi comportamenti. Se uno ruba e poi c'è una sentenza, alla fine della pena torna in libertà e può tornare a fare quel che faceva prima, perché nella società c'è un percorso di riabilitazione. Ed è quello che è successo».
Grazie Presidente, speriamo che la “pancia degli italiani” abbia voltato pagina per il bene di uno sport che nell’ambito dell’atletica leggera è ancora tra quelli che hanno il vanto di un numero di medaglie da invidia.
Noi almeno, da oggi in poi, parleremo solo dei risultati.
(by VdS)