Sulle rive del Brda a Bydgoszcz la marcia riscopre la sua universalità.
Chi pensava, anni addietro, che la marcia fosse una specialità relegata all’interno dei confini europei già da tempo aveva dovuto ricredersi.
Il “Far East” (Cina e Giappone) aveva già fatto vedere e valere il suo peso nei passati campionati mondiali, e il continente Africano si era affacciato alla ribalta lo scorso anno a Cali ai Campionati Mondiali U18, con l’Etiopia.
Già allora si era detto che il mondo stava cambiando.
Bydgoszcz ci ha riportato sulle considerazioni fatte lo scorso anno con un impeto impressionante.
Abbiamo voluto considerare i continenti dell’atletica mondiale in questi campionati con riferimento al numero delle loro presenze nei primi 16 posti della classifica finale (quelli che di solito si identificano come semifinalisti).
Europa:
Mantiene ancora la leadership negli uomini con 6 presenze, mentre nelle donne la deve cedere (4 le presenze)
Ciò nonostante è ancora il primo continente con 10 presenze.
Ma a salvarla sono soprattutto il risveglio della Gran Bretagna che non vinceva una medaglia d’oro dal 1964, e la Turchia, anche per quello che è stata capace di far vedere la scorsa settimana a Tiblisi.
Anche la Finlandia si riaffaccia dopo anni nel panorama della marcia con Taika Nummi, allenata da Valentin Kononen.
Qualcuno potrà obiettare che era assente la Russia, ma le prestazioni degli atleti Turchi e di Callum Wilkinson rimangono e lasciano il segno.
Asia:
Il dominio assoluto registrato negli ultimi anni si è un po’ offuscato.
Dopo Roma 2016 si pensava in una Cina pigliatutto, ma la scelta di mandare a Bydgoszcz le seconde schiere ha aperto spazi inattesi.
Comunque sia l’Asia con 6 presenze (3 negli uomini e 3 nelle donne) è il terzo continente.
Sud America:
Otto le presenze nei semifinalisti (3 negli uomini e 5 nelle donne).
Francamente non era prevedibile che il Sud America riuscisse a scalzare la leadership dell’Europa e dell’Asia in campo femminile.
Il continente sudamericano sta investendo molto nella marcia.
L’argento di un Ecuadoregno ricorda e riporta alla ribalta quel Jefferson Perez, capace, unico al mondo, di tre vittorie consecutive ai Campionati Mondiali di Parigi, Helsinki e Osaka. Se son rose fioriranno.
Oceania:
Assente la presenza della Nuova Zelanda, l’Australia è presente con tre atleti (2 uomini e 1 donna).
Si pensava a qualcosa di meglio nella lotta per le medaglie soprattutto nella gara femminile.
Nord e Centro America:
Assenti USA e Canadà il Messico fa la sua parte (1 uomo e 1 donna).
Ma si affaccia anche in zona semifinalisti il Portorico con una presenza femminile.
Africa:
Dire Africa equivale a dire Etiopia.
Non avremmo scommesso uno zloty prima dei Campionati su una medaglia dell’Etiopia.
Ritornano a casa anche con un quarto posto negli uomini.
Si potrà obiettare che la loro marcia sia appena accettabile, ciò non toglie che l’Etiopia è il nuovo che si affaccia nel panorama mondiali da Cali.
Immaginiamo che qualche titolato allenatore di marcia decida di cooperare per qualche anno in quel paese aprendo una scuola ed il quadro è presto fatto.
Chiacchierando con Robert Korzeniowski ci diceva che del continente Africano e delle realtà come l’Etiopia e Sud Africa “abbiamo bisogno come l’ossigeno” perchè fino ad oggi l’Africa era limitata ai paesi dell’Africa mediterranea.
Pensiamo abbia colto esattamente il motivo della sopravvivenza della marcia stessa.
Bydgoszcz: I podi uomini e donne (foto by Giancarlo Colombo - ITA)
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