Sono appena ufficialmente terminati i XXXI Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. E così voglio condividere con i lettori di Marcia dal Mondo con i miei sentimenti, impressioni ed esperienze che mi hanno accompagnato in Brasile.
Le mie mpressioni di quasi tutti gli eventi sportivi a cui ho partecipato sono sempre state influenzate dal risultato che in esse ho raggiunto. Pertanto, dopo aver vinto il titolo di campione olimpico non posso dire nulla di diverso da: bello, di successo, di amicizia e meraviglioso.
Tutti cercavano di acquisire informazioni critiche circa l'organizzazione dei giochi. Dalle informazioni quasi allarmiste su Zike, fino alle minacce del terrorismo, alla criminalità, ai trasporti al collasso fino alle lamentele dei partecipanti per l'alloggio e il cibo.
Non sto dicendo che tutto ciò sia stato inventato, ma gli atleti non vengono a cercare i “bug”, e la maggior parte godono dello sport e in particolare della festa nella sua massima prestazione possibile. La cosa più essenziale delle prestazioni, tuttavia, sono gli sport. E qui il ruolo di organizzatori si è compiuto al 100%. Tutti sono stati preparati a un livello elevato, con un grande scenario di visibilità e atmosfera.
Il nostro circuito era situato su una bella spiaggia di Pontal, completamente di fronte al famoso Copacabana. Zona calma, come se non fossimo nemmeno a Rio, e tuttavia a soli 15 minuti dal Villaggio Olimpico. Naturalmente durante la gara, questo posto tranquillo si è trasformato in uno stadio scoppiettante. Sono lieto che gli Slovacchi che solitamente nei battage pubblicitari perdono, al contrario, sono stati tra i più potenti stimolatori, e soprattutto alla fine, ho sentito lo stesso clamore che sentivo da qualche parte in Slovacchia.
Gli spettatori sono stati grandi e mi hanno sospinto in avanti (anche molto rumorosi erano i gruppi provenienti da Canada, Australia, Giappone - forse è per questo primi quattro posti sono stati appannaggio di questi paesi). Tutto questo era necessario a Rio. E’ stata una delle gare di 50km più dure nella mia carriera. Nel clima caldo e umido, non c'era una traccia d’ombra su tutto il percorso, è stata una lotta. Per fortuna, ero perfettamente pronto, ed ho scelto la tattica giusta.
Prima di tutto ho deciso di ignorare l’inizio veloce di Yohann. Sapevo, che se lui stava bene, sarebbe quasi impossibile batterlo, ma se qualcosa per lui fosse andato storto, avrebbe dovuto ”aspettarci”. Poi mi sono reso conto, che con quelle condizioni atmosferiche non aveva senso sferrare degli attacchi, ma bisognava avere la pazienza di tenere il più a lungo possibile il proprio passo.
Ma onestamente, quando Jared ha attaccato prima 40.km, ho pensato che io e gli altri ci saremmo battuti a quel punto solamente per la medaglia d’argento. Non mi sentivo male, non avevo avuto alcuna crisi energetica, ma solamente non potevo, in quel momento, accettare di gareggiare con il suo passo.
E quindi ho ancora combattuto per l'argento con Evan e Hirooki e quando ho visto (5km dalla fine), che avevo ancora un gran numero di forze, probabilmente superiore a quelle degli altri del nostro terzetto, ho cominciato a marciare più veloce, alla stessa velocità di Jared, ed ho cercato di spingere e lasciare tutte le mie energie sul circuito di Pontal.
Credo, che in quella mattinata non ero fisicamente il più forte marciatore, ma ho vinto la gara grazie alla mia forza mentale, ricca di esperienze, con grande volontà e per il supporto di fantastici spettatori.
Lascio Rio con un buon ricordo. I Brasiliani hanno fatto il lavoro ai limiti delle loro possibilità. Posso dire che, nonostante i piccoli simpatici errori le Olimpiadi di Rio mi hanno lasciato un buon feeling e io sarò sempre li ad amarli e a ricordarli con un sorriso.
Obrigado Rio!
Matei Toth
Una bellissima "gallery" di foto delle 50 km e 20 km donne su Zimbio: clicca qui
I fantastici ricordi di Jon Mulkeen, giornalista sportivo della IAAF, su quella che lui definisce la più drammatica gara di Rio: clicca qui
