Quando alcuni mesi fa è arrivato l’invito della Chinese Athletic Association di operare come giudice di marcia alla competizione internazionale “Around Taihu” ho pensato: “Chissà come sarà la mia ultima gara di marcia internazionale?”
Si perché l’avanzare degli anni porta con se non solo il bagaglio di esperienza, ma anche il dovere di lasciare alle nuove leve la possibilità di crescere e di cimentarsi in quello che, per me almeno, è stato un “amore a prima vista, bellissimo, durato oltre 28 anni”.
Ma oggi vorrei farvi partecipare a quelle che sono state le mie sensazioni di questa quinta esperienza a Taihu (sono state sei le edizioni; purtroppo ho mancato quella del 2017 per la stranezza degli eventi della vita che mi hanno impedito, controvoglia, di esserci).
Il format
A mio avviso questo format è da ripetere.
Gli atleti lo amano, gli organizzatori sono incredibilmente perfetti nello scegliere i percorsi coniugando la realtà della specialità della marcia con il disegno di far conoscere le bellezze del Wuzhong, ques’area stupenda, piena di laghi e canali che sta a sud di Suzhou, paradiso dei giardini e della seta.
Ogni anno delle novità.
Dal circuito nel villaggio di Wangshan del 2013 alla salita di Dongshan che ci ha accompagnato dal 2013 al 2017, nella 16km di Jinting (che ha visto l’arrivo dell’ultima tappa nel 2014 e 2016, e infine nel circuito di Yuanboyuan (2016 e 2017).
Gareggiare su questi percorsi fa tornare alla mente la marcia storica degli anni 1950 quando i nostri predecessori si cimentavano tra Praga e Podebrady o a fine stagione tra Airolo e Chiasso.
Oggi più che mai abbioamo anche bisogno di questo genere di format che ci porta a far conoscere i nostri campioni nelle città e fra la gente comune.
La novità di questa edizione è stata la prova svolta nella nuova area del Garden Expo di Taihu, un misto su strada e parco di notevole bellezza.
Punto fermo è la 20km iniziale sul lungo lago della Huantaihu Avenue.
Se l’obiettivo degli organizzatori è stato quello di far conoscere al mondo la zona, la risposta non può essere altro che: “chapeau”.
L’organizzazione
Encomiabile, sotto ogni punto di vista.
Chiusure al traffico totali, controlli di polizia e di sicurezza perfetti.
Mi sono più volte chiesto quante persone ci hanno lavorato, ma non ho saputo darmi una risposta. Indico solamente che spostare da una zona all’altra transenne, l’enorme tabellone delle penalità, i gazebo, i tavoli dei rifornimenti non è stata una passeggiata quotidiana.
Aggiungo che dal punto di vista di marketing dell’evento nella città di Mudu, che sembra abbia la leadership organizzativa si notavano da più parti dei tabelloni murali che ti facevano sentire come parte di un sistema.
Tre anni fa, ad una cena, ebbi l'occasione di chiedere alla Major di Mudu, se fossero felici dei risultati ottenuti e quanto volesserero ancora continuare con la promozione di Ariund Taihu.
La risposta che la signora mi diede coon un bellissimo sorriso sulle labbra fu semplicissima: "很多,我們會繼續" ("molto, continueremo").
E' a questi organizzatori che non dovremo mai stancarci di dire grazie, per gli scenari che ci hanno proposto da sei anni a questa parte e per il ricco budget che continuano a proporre.
Gli atleti
Ci sono passati quasi tutti gli atleti più importanti degli ultimi sei anni: un punto d’onore per gli organizzatori.
Ma anche un sedimentarsi di amicizie (quelle che poi durano per sempre) fra atleti di nazioni diverse.
Quest’anno la squadra che ha vinto la classifica finale maschile (Latin Power) era composta da Caio Bonfin (BRA), Andrés Chocho (ECU), Perseus Karlstrom (SWE) e Lebogang Shange (RSA). Proprio quest’ultimo, un vulcano di simpatia, ha voluto prima condividere le premiazioni sul podio con le majorettes cinesi, e poi si è esibito, con i compagni d’avventura, in un siparietto a dir poco indimenticabile. Hanno invitato sul podio il giudice capo di turno della terza tappa e, come si fosse stato l’allenatore della squadra di calcio che ha vinto un mondiale, lo hanno preso in braccio a beneficio dei fotografi e cameramen.
Chissà cosa penseranno i puristi della divisione dei ruoli ?
Ma la sensazione di far parte tutti, ma proprio tutti della stessa famiglia, traspariva nei loro sorrisi.
Nella seconda giornata Eider Arevalo e Lebogang Shange appaiati in testa alla classifica individuale è stato un altro momento nel quale si è compreso la bellezza di questo format.
Nella prima giornata invece, quella della 20km, la sosta per 30" nella Penalty Area di Eider Arevalo che ha poi dato la vittoria in mano a Lebogang Shange, è stato un momento di sorpresa generale che ha dato anche maggior interesse a quello che sarebbero state le fasi successive.
Un piccolo aneddoto personale.
Nella seconda tappa uno sconsolato Tom Bosworth mi si avvicina nel dopo gara (ma sempre con un sorriso sulle labbra) e mi chiede, cosa potevo io consigliargli, dal mio punto di vista di giudice, affinchè lui trovasse una soluzione ai suoi problemi tecnici.
Aveva appena ricevuto, per la seconda volta in due giorni una penalità di 90" (il che significava 6 red cards in due giorni che per lui rappresentavano altrettante squalifiche nelle gare tradizionali).
Gli do qualche piccolo consiglio tecnico che dovrebbe aiutarlo nella gestualità della marcia.
La terza giornata lo vedo fuori dalle prime posizioni e dico a me stesso: "ma che cosa sta facendo oggi?" Guardo meglio e lo trovo intento a cercare di mettere in pratica i miei consigli. Sorrido a me stesso.
Tom mi si avvicina nel post gara.
"Come è andata oggi? " gli chiedo.
"Nessuma penalità oggi, questo significa molto per me", mi risponde sempre con il sorriso sulle labbra stringendomi la mano in segno di ringraziamento.
"Hai ragione, aggiunge, facciamo tutti parte della stessa famiglia".
Sono io a sorridere, soddifatto, ora !
Un suggerimento
L’edizione di quest’anno era inserita nel IAAF Challenge.
Forse sarebbe auspicabile far scattare le penalità non alla seconda red card, ma alla terza (come avviene nei major events a squadre).
Lasciando poi le penalità crescenti che potrebbero essere ad esempio: 60” alla terza red card e ulteriori 120” alla quarta red card.
Si otterrebbe così lo stesso risultato della corrente edizione (180” per chi ha ricevuto quattro red cards), ma con una distribuzione più in linea con le regole alle quali gli atleti sono abituati.
Alla quinta red card scatterebbe la squalifica.
Considerazioni finali
Chi non è venuto almeno una volta a Taihu, ci venga nel 2019.
Vale la pena, credetemi.
E’ un modo anche di dire: “faccio parte di una grande famiglia”.
Per quanto mi riguarda posso solo dire che ho ricevuto in esperienze e rapporti umani, molto di più di quello che mi aspettassi.
Grazie Chinese Athletic Association per avermi fatto far parte cinque volte di questa grande famiglia.
Nicola Maggio