Correva l’anno 1990 quando Tiziano Campedelli, allora Fiduciario Nazionale del GGG dell Fidal, con una grande lungimiranza, propose a Palle Lassen due giovani giudici italiani per il ruolo di Giudici di Marcia Internazionali alla IAAF: erano Lamberto Vacchi e Nicola Maggio.
Le prime esperienze di major events furono per Lamberto Vacchi il Campionato Mondiale di Tokyo 1991 e l’anno precedente per Nicola Maggio i Campionati Europei di Split 1990 cui seguirono nel 1992 i Giochi Olimpici di Barcellona.
E’ facile immaginare la soddisfazione per entrambi nel partecipare in questo ruolo ad eventi di tale importanza.
All’epoca il Panel IAAF contava oltre 120 giudici e gli italiani presenti erano ben sette: Mario Borghes, Luigi Bracesco, Vincenzo Carbone, Giovanni Ferrari, Gianluigi Galli, e appunto Nicola Maggio e Lamberto Vacchi.
Nel 1996 in seno alla IAAF venne deciso che non c’era ragione per mantenere un panel così numericamente alto: i giudici avevano molto poche possibilità di operare in un quadriennio sportivo e questo si rifletteva in una differenziazione del pensiero del giudizio che mal si conciliava con l’andamento delle prove di marcia. Una riduzione numerica avrebbe portato ad una maggiore omogeneità, quella che in gergo dagli anglosassoni è definita come “consistency”.
Iniziò così l’epoca degli esami che vennero affidati proprio a Lamberto Vacchi assieme a Peter Marlow e Robert Cruise (per i paesi di lingua inglese) ed al compianto Jean Dahm (per quelli di lingua francese).
A seguito degli esami la composizione numerica dell’albo IAAF cambiò drasticamente.
Nella prima sessione, quella del 1998, si presentano in 100 giudici e furono approvati 61.
Nelle edizioni successive si procedette ancora alla riduzione numerica (2002 - 2006: 30 - 2010: 31 - 2014: 25) sino agli attuali 23.
Da allora l’Italia ebbe sempre una presenza numerica che variò dai tre giudici dopo la prima edizione d’esame (oltre a Lamberto Vacchi, ammesso di diritto in qualità di lecturer, superarono gli esami Nicola Maggio e Mario Borghes). Dal 2002 con la scelta di Lamberto Vacchi di continuare nell’attività di lecturer (e rimanere solamente giudice a livello Europeo) e l’obbligatorietà di una buona conoscenza della lingua inglese negli esami fecero sì che a rappresentare l’Italia nel Panel IAAF rimanesse solamente Nicola Maggio.
A livello Europeo invece rimasero negli albi operativi Giovanni Ferrari (fino al 2006), Luca Ciurli, Denis Morino (entrambi fino al 2010), Lamberto Vacchi (fino al 2013 quando uscì per raggiunti limiti di età) e Mara Baleani (dal 2013) che fino al 2022 sarà l’unica rappresentante italiana.
Quest’anno con l’uscita dagli albi operativi IAAF per limiti di età di Nicola Maggio dopo 28 anni l’Italia non ha più nessun rappresentante a livello mondiale nel corpo giudicante la marcia, mentre fortunatamente ne ha conservato uno a livello continentale.
Quali sono le ragioni di questo mancato ricambio ?
La prima certamente è la scarsa attitudine alla lingua inglese.
Il panel internazionale dei giudici di marcia non necessità solamente che il giudice di marcia sia preparato tecnicamente (cosa fra l’altro abbastanza ovvia e naturale). Serve anche almeno un discreto livello di conoscenza della lingua inglese per sapersi relazionare con gli altri colleghi sulle argomentazioni e nelle riunioni pre e post gara.
Questo fattore di conoscenza linguistica diventa particolarmente rilevante durante gli esami per l’ammissione agli albi operativi, in quanto ci pone a livello di inferiorità rispetto ad altri colleghi di Paesi nei quali la conoscenza linguistica va di pari passo con quella tecnica.
Come noi ci sono anche altri Paesi che soffrono questa carenza, che nel mondo internazionale attuale certamente non è più accettabile.
La seconda ragione del mancato ricambio è proprio la mancata abitudine a partecipare ad una successione di esami ad ogni quadriennio.
Il giudice italiano fa un lungo percorso propedeutico prima di diventare nazionale (a volte anche troppo lungo tanto che spesso si perde per strada qualche buon potenziale) che si conclude con un esame una tantum. Successivamente ogni quadriennio le verifiche successive sono abbastanza semplificate.
In altri paesi il turn over del corpo giudicante la marcia avviene sempre per esame quadriennale. Le carenze individuali quindi vengono alla luce, mentre il giovane giudice che abbia voglia di emergere deve saper dimostrare la sua attitudine a “durare nel tempo”.
Il volontariato nell’epoca attuale non significa solamente “essere presente”, ma “prestare un servizio di buon volontariato”. Spesso l’incapacità di intendere l’attività giudicante come un servizio di buon volontariato giustifica la mancata attitudine di mettersi in gioco e di mettere allo scoperto le proprie carenze.
La terza ragione è data probabilmente dalla mancanza di uno stimolo personale a conquistare posizioni più delicate e di maggiore responsabilità, con il rischio che tutto questo comporta.
Fare l’attore protagonista fa si che vengano alla luce non solo i tuoi meriti, ma anche i tuoi errori; fare la comparsa elimina del tutto questo rischio.
Se non c’è questo stimolo personale, insomma se ci si accontenta, difficilmente si riuscirà a superare un esame per l’ammissione agli albi operativi internazionali.
Infine chi scrive ritiene che ci debba essere una corretta equazione tra la presenza negli albi operativi di giudici di marcia di una Nazione ed il valore tecnico-agonistico della stessa Nazione.
Una nazione leader deve passare attraverso un percorso di crescita degli atleti e degli allenatori, ma anche dei giudici. La presenza sul campo di più esperienze è da considerare un valore al quale una nazione non può rinunciare.
L’esempio più vicino a noi che chi viene alla mente è quello della Spagna che si presenta in Europa e nel Mondo come una delle nazioni di indiscussa leadership è vanta una presenza di sei giudici internazionali (3 IAAF e 3 Europei).
Guardando oggi oltre i confini del Mediterraneo, gli albi operativi internazionali IAAF (e per quanto ci riguarda anche quello delle’Europa) vediamo che anche altri Paesi hanno raccolto questa sfida: il Portogallo con cinque giudici internazionali (2 IAAF e 3 Europei), l’Irlanda e Gran Bretagna con tre giudici internazionali (2 IAAF e 1 Europeo).
Quello che balza ancora di più agli occhi è la piccola Federazione di Hong Kong con due giudici IAAF pur non vantando atleti di vertice nelle graduatorie mondiali.
E’ un lusso che non ci possiamo permettere!
(foto di copertina di Giovanni Bruno - ITA)